La nostra missione

L’obiettivo fondamentale della nostra istituzione fu indicato nel 1808 dal nostro fondatore, Napoleone Bonaparte. Egli volle creare “una casa di educazione” e quindi identificò tale obiettivo nell’educare. Questo verbo, come è ben noto, etimologicamente indica non che si vuole imporre forzatamente qualcosa, ma che si intende lasciar emergere ciò che abita nei nostri bambini e ragazzi. L’alunno o la convittrice sono posti al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, motori, estetici, etici, spirituali, religiosi. Per questo il nostro Educandato, istituzione di eccellenza non solo italiana ma europea, ha recentemente indicato come sua priorità lo sviluppo delle otto competenze chiave per l’apprendimento permanente individuate il 18 Dicembre 2006 dal Parlamento e dal Consiglio Europei:

1 comunicazione nella madrelingua: comunicare è un’esigenza primaria di ogni essere umano, che coinvolge a scuola tutte le discipline: risulta, pertanto, decisiva una nuova alleanza fra scienza, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia, in grado di delineare la prospettiva di un nuovo umanesimo.

2 comunicazione nelle lingue straniere: l’Educandato forma cittadini italiani che siano nello stesso tempo cittadini dell’Europa e del mondo. I problemi più importanti che oggi toccano il nostro continente e l’umanità intera non possono essere affrontati e risolti all’interno dei confini nazionali tradizionali, ma solo attraverso la comprensione ed il confronto con le altre culture e la consapevolezza di far parte di un’unica comunità di destino planetaria. Affinché gli studenti acquisiscano un tale orizzonte, è necessario che la scuola li aiuti a mettere in relazione e a comprendere le molteplici esperienze culturali emerse nei diversi spazi e nei diversi tempi della storia europea e mondiale. La scuola è luogo in cui il presente è elaborato nell’intreccio tra passato e futuro, tra memoria e progetto.

3 competenza matematica e competenze di base in scienze e tecnologia: la matematica dà strumenti per la descrizione scientifica del mondo e per affrontare problemi utili nella vita quotidiana; contribuisce a sviluppare la capacità di comunicare e discutere, di argomentare in modo corretto, di comprendere i punti di vista e le argomentazioni degli altri. Lo studio e l’esercizio della scienza e della tecnologia favoriscono e stimolano la generale attitudine umana a porre e a trattare problemi, facendo dialogare e collaborare abilità di tipo cognitivo, operativo, metodologico e sociale. La cultura scientifica e tecnica fa maturare negli allievi una pratica tecnologica etica e responsabile, attenta alla condizione umana nella sua interezza e complessità.

4 competenza digitale La diffusione delle tecnologie di informazione e di comunicazione è una grande opportunità e rappresenta la frontiera decisiva per la scuola. Si tratta di una rivoluzione epocale, non riconducibile a un semplice aumento dei mezzi implicati nell’apprendimento. E’ necessario che negli alunni, oltre alla padronanza degli strumenti, spesso acquisita al di fuori dell’ambiente scolastico, si sviluppi un atteggiamento critico e una maggiore consapevolezza rispetto agli effetti sociali e culturali della loro diffusione, alle conseguenze relazionali e psicologiche dei possibili modi d’impiego, alle ricadute di tipo ambientale o sanitario, compito educativo cruciale che andrà condiviso tra le diverse discipline.

5 imparare ad imparare: ogni persona si trova nella ricorrente necessità di riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze e persino il proprio stesso lavoro. Le tecniche e le competenze diventano obsolete nel volgere di pochi anni. Per questo l’obiettivo della scuola non può essere solo quello di inseguire lo sviluppo di singole tecniche e competenze ma, piuttosto, quello di formare saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale, affinché possa affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri.

6 competenza sociale e civica che comprende in particolare la capacità di collaborare, partecipare e agire in modo autonomo e responsabile. Insegnare le regole del vivere e del convivere è per l’Educandato un compito oggi ancora più ineludibile rispetto al passato, perché sono molti i casi nei quali le famiglie incontrano difficoltà più o meno grandi nello svolgere il loro ruolo educativo.  L’Educandato persegue costantemente l’obiettivo di costruire un’alleanza educativa con i genitori. Non si tratta di rapporti da stringere solo in momenti critici, ma di relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative.

7 spirito d’iniziativa e imprenditorialità che, come ci dice l’Europa, “concernono la capacità di una persona di tradurre le idee in azione. In ciò rientrano la creatività, l’innovazione e l’assunzione di rischi, come anche la capacità di pianificare e di gestire progetti per raggiungere obiettivi. È una competenza che aiuta gli individui, non solo nella loro vita quotidiana, nella sfera domestica e nella società, ma anche nel posto di lavoro, ad avere consapevolezza del contesto in cui operano e a poter cogliere le opportunità che si offrono ed è un punto di partenza per le abilità e le conoscenze più specifiche di cui hanno bisogno coloro che avviano o contribuiscono ad un’attività sociale o commerciale. Essa dovrebbe includere la consapevolezza dei valori etici e promuovere il buon governo.

8 consapevolezza ed espressione culturale: per educare alla cittadinanza europea e mondiale, occorre partire da una profonda conoscenza e consapevolezza relativa alle nostre tradizioni e memorie culturali: non si possono realizzare appieno le possibilità del presente senza la memoria e la condivisione delle nostre radici storiche, artistiche, linguistiche, musicali, letterarie, iniziando da una piena valorizzazione del patrimonio artistico e naturalistico di Palazzo Archinto per poi aprirsi alle ricchezze artistiche e storiche presenti sul territorio nazionale. Ne deriverà un arricchimento dell’es­perienza quotidiana e della consapevolezza dello studente nell’attenzione alle culture materiali, espressioni artistiche, idee, valori che sono il lascito vitale di altri tempi e di altri luoghi.

Se è vero che oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che gli alunni vivono per acquisire conoscenze e competenze specifiche e che, quindi, spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici per approdare ad esse, è, però, vero che ciò rappresenta un apprendimento frammentario ed episodico. Per questo docenti, educatori e personale ATA non possono abdicare al compito di individuare e promuovere la capacità degli alunni e delle convittrici di dare senso compiuto, consapevole e unitario alla varietà delle loro esperienze, di dare senso alla vita. Il senso di ciò si può cogliere nel seguente brano di Robert Dilts:

“Si chiamava Mrs. Thompson. In piedi davanti alla sua classe del quinto anno il primo giorno di scuola, disse una bugia ai bambini. Come la maggior parte degli insegnanti, guardò gli studenti e disse loro di amarli tutti alla stessa maniera. Ad ogni modo, quanto aveva appena affermato non era possibile, perché in prima fila, tutto scomposto nel banco, era seduto un ragazzetto di nome Teddy Stoddard. Mrs. Thompson aveva osservato Teddy l’anno precedente e aveva notato che non andava d’accordo con gli altri bambini, che i suoi vestiti erano disordinati, sporchi, e che aveva costantemente bisogno di un bagno.
Inoltre, Teddy era svogliato e indisciplinato. Il suo comportamento era così esasperante che a volte Mrs. Thompson era tentata di punire il bambino con dei pessimi voti.

In quella scuola era previsto che gli insegnanti rivedessero per ogni alunno le schede relative agli anni precedenti. Mrs. Thompson rimandava di giorno in giorno la lettura di quella di Teddy. Quando finalmente aprì il file, ne fu sorpresa. L’insegnante di Teddy del primo anno aveva scritto: “Teddy è un bambino brillante con la risata pronta. Lavora in maniera precisa e ha buone maniere… è un piacere stare con lui.” L’insegnante del secondo anno: “Teddy è uno studente eccellente, amato dai suoi compagni, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita a casa sua deve essere un inferno.”
L’insegnante del terzo anno: “La morte di sua madre è stato un duro colpo per lui. Cerca di fare del suo meglio, ma suo padre non dimostra molto interesse e la sua vita familiare inciderà negativamente su di lui se non si prendono provvedimenti.” L’insegnante del quarto anno: “Teddy è scostante e non mostra grande interesse per la scuola. Non ha molti amici e qualche volta dorme in classe.”

Da quel momento, Mrs. Thompson si rese conto del problema e si vergognò. Si sentì anche peggio quando gli studenti le portarono i regali di Natale, tutti avvolti in bellissimi nastri e carte lucide, eccetto quello di Teddy. Il suo regalo era maldestramente avvolto in una pesante carta marrone che aveva ricavato da una busta della drogheria.
Per Mrs. Thompson fu penoso aprirlo in mezzo agli altri regali. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando l’insegnante trovò un braccialetto di cristallo di rocca con alcune pietre mancanti, e una bottiglia piena di profumo solo per un quarto. I bambini smisero di ridere quando lei esclamò quanto fosse bello il braccialetto, lo indossò e si picchiettò un po’ di profumo sul polso. Teddy Stoddard, quel giorno, rimase un po’ di tempo in più dopo l’orario di lezione solo per dire “Mrs. Thompson, oggi avete il profumo che portava mia mamma.”

Quando i bambini furono andati via, Mrs. Thompson rimase sola a piangere per almeno un’ora. Da quel preciso giorno smise di insegnare come leggere, come scrivere e come far di conto. Cominciò, invece, ad insegnare ai bambini. Mrs. Thompson faceva molta attenzione a Teddy. Quando lavorava con lui, la mente del bambino sembrava ravvivarsi. Più lo incoraggiava, più era pronto nelle risposte. Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più brillanti della classe e, sebbene Mrs. Thompson avesse detto all’inizio dell’anno di amare tutti i suoi alunni allo stesso modo, Teddy era diventato uno dei suoi “preferiti”.
Un anno dopo, Mrs. Thompson trovò un messaggio sotto la porta da parte di Teddy, che diceva che lei era ancora la migliore insegnante che il ragazzo avesse mai avuto in tutta la vita. Trascorsero sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Diceva che aveva finito la scuola superiore, che era il terzo della classe e che ancora la considerava la sua migliore insegnante.

Quattro anni dopo, Mrs. Thompson ricevette dal ragazzo un’altra lettera, in cui le raccontava che, sebbene le cose a volte fossero state dure, aveva continuato a studiare, vi si era dedicato anima e corpo e presto si sarebbe laureato al college con la lode. Inoltre, assicurava a Mrs. Thompson che era ancora lei l’insegnante migliore di tutta la sua vita… Passarono altri quattro anni e arrivò un’altra lettera. Stavolta Teddy spiegava che, dopo essersi laureato, aveva deciso di proseguire ancora gli studi. Nella lettera ribadiva che considerava ancora Mrs. Thompson la sua migliore insegnante. Adesso il suo nome era un po’ più lungo, la lettera era firmata Theodore F. Stoddard, medico.
La storia non finisce qui. Ci fu ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy raccontava di aver incontrato una ragazza e di avere intenzione di sposarsi. Spiegava che suo padre era morto un paio d’anni prima e si chiedeva se Mrs. Thompson avrebbe acconsentito a sedere, al suo matrimonio, al posto solitamente riservato alla madre dello sposo.

Naturalmente, Mrs. Thompson accettò. In più, indovinate cosa fece?
Indossò il braccialetto, quello con le pietre mancanti. Inoltre, si premurò di indossare il profumo che la madre di Teddy aveva indossato l’ultimo Natale che avevano trascorso insieme, come ricordava Teddy.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio di Mrs. Thompson: “Grazie, Mrs. Thompson, per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che potevo fare la differenza.”Mrs. Thompson, con le lacrime agli occhi, gli sussurrò: Teddy, ti sbagli. Sei tu che hai insegnato a me che potevo fare la differenza. Non sapevo insegnare fino a quando non ti ho incontrato.

(da “Il manuale del coach” di Robert Dilts)

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